Sezione A.N.P.d'I. Colline Romane

La storia della sezione

La Sezione (21 settembre 2016 – oggi)

La Nostra Sezione è l’evoluzione del Nucleo Paracadutisti Colline Romane ANPd’I Roma.

Il Nucleo Paracadutisti Colline Romane fu costituito in data 21 settembre 2016 con il benestare all’unanimità sia da parte del Presidente della Sezione ANPd’I Roma, Paracadutista Adriano Tocchi, e sia da tutto il Consiglio Direttivo della stessa.


Dopo 5 anni di attività, in data 27 luglio 2021, lo stesso Nucleo Paracadutisti Colline Romane, a mezzo Assemblea, si costituisce in Sezione ANPd’I Colline Romane. Sin dal 2016 sono a disposizione dei Soci delle COLLINE ROMANE una sede e una palestra, così come l’utilizzo di abbigliamento associativo con tanto di logo con la finalità di caratterizzare, identificare e trasmettere anche visivamente la presenza durante le attività quali escursioni all’aperto, cene o pranzi sociali, gite turistiche, eventi in luoghi pubblici e portare a conoscenza dei cittadini della Nostra nuova realtà stimolando altri Paracadutisti ad associarsi.

La scelta di questa decisione nasce dal NOSTRO Ricordo, Onore e Rispetto nei confronti di quei VALORI e quegli IDEALI da Noi acquisiti e tuttora condivisi durante la “forgiatura” della Nostra militanza nella Brigata Paracadutisti FOLGORE.

Tutti Noi, a suo tempo, abbiamo avuto l’Onore di conoscere il 1° Maresciallo Francesco GRUSOVIN alla SMIPAR (ora CAPAR). Egli fu un’icona del Paracadutista forte, guerriero, ardimentoso, al punto che sul suo conto i giovani allievi di Leva avevano costruito anche alcune “leggende” mercenarie, da Lui stesso sempre smentite con il sorriso.
GRUSOVIN dava sempre il ” LEI ” a tutti, agli allievi ed ai Comandanti. Era un coraggioso appassionato di lanci “arditi” col paracadute, a partire dal LISI, che aveva la possibilità di manovrare una fune di rovesciamento della calotta.
Talvolta dormiva sulle torri delle false carlinghe, viveva in Caserma. Per tutti Noi Paracadutisti la sua figura un po’ guascone ma soprattutto coraggiosa e forte, fu un punto di riferimento.
Paolo Caccia Dominioni disse, quando disegnò la figura del nostro Arcangelo protettore, che lo voleva con “una faccia da teppista”. Tutti Noi potremmo dire, se lo avesse conosciuto, avrebbe disegnato di sicuro il volto di GRUSOVIN.
Personalmente, come altri Soci Ordinari del Consiglio Direttivo di questa Sezione, ho avuto l’Onore di avere il 1° Maresciallo Francesco GRUSOVIN come mio istruttore e formatore, di aver avuto inoltre anche la possibilità di parlare di argomenti inerenti agli ” Arditi ” e soprattutto a quelli che in quel periodo, all’interno della stessa Brigata Paracadutisti FOLGORE venivano semplicemente chiamati e definiti “I SABOTA“.
Fu proprio questo, “IL SABOTA“, un riferimento per il traguardo della nostra forgiatura, prima alla SMIPAR e poi successivamente al nostro CORPO. Ancora oggi, nel nostro cuore come allora batte quel ricordo, “IL SABOTA” di allora è l’INCURSORE di oggi ed entrambi rappresentano l’ARDITO.

Giurisdizione

Il nostro territorio di giurisdizione riconosciuto dalla Presidenza Nazionale ANPd’I è quello all’interno del comprensorio dei Castelli Romani. I Comuni, attualmente, di nostra competenza sono:

Il nostro Logo

Gli stemmi

Logo Nucleo Colline Romane Logo Sezione Colline Romane dal 8 settembre 2021

Perchè si rende necessario l’utilizzo di un logo, di un simbolo più o meno accattivante visivamente e soprattutto quale significato ha il logo in questione?

I soci ANPd’I possono indossare il basco amaranto con il fregio della Brigata raffigurante un gladio tra due ali, sormontato da un paracadute. Senza gladio invece il fregio dell’associazione.

I soci ordinari possono indossare il brevetto militare, due ali stilizzate sormontate da un paracadute ed una stella a cinque punte al centro, mentre i soci aggregati possono fregiarsi con lo stesso brevetto ma senza la stella. Può essere indossato sul bavero della giacca lo stemma dell’associazione, un paracadute con due ali stilizzate lungo il fascio funicolare.

Il logo dell’ANPd’I è un bellissimo gladio posto su di un’ala, sormontato da un paracadute bianco attraversato nel fascio funicolare da una folgore rossa che ritroviamo in ogni labaro di Sezione.

È evidente quindi che in un gruppo organizzato è forte la necessità di identificarsi con degli elementi comuni, essi possono essere il vestiario, dei colori, degli oggetti da indossare o figure e vessilli da esporre che contengano delle immagini evocative, che abbiano un significato. Nella tradizione militare e specialmente in quella paracadutista è fortissimo il senso di appartenenza al proprio Corpo, alla Brigata, al Reggimento, al Battaglione, alla Compagnia, tant’è che i simboli nella propria divisa vengono esposti e portati con fierezza ed onore, i vessilli come le bandiere vengono rispettati e protetti con riverenza, addirittura il proprio comportamento viene condizionato dall’appartenenza e dalla simbologia in A.N.P.d’I. Colline Romane quanto con un comportamento non adeguato ne potrebbe essere compromesso il buon nome del gruppo di appartenenza.

Sbaglia uno, pagano tutti” questa è la frase che spesso abbiamo sentito anche durante il servizio militare presso la Brigata Folgore, ed è con questo principio che si svolgeva ogni attività, si sentiva forte la propria responsabilità non solo per se stessi ma anche nei confronti degli altri, a volte si aveva realmente la percezione che la vita dell’altro dipendesse dal proprio comportamento; proviamo ad immaginare ad esempio quando si effettuava il controllo materiale (paracadute e accessori) al proprio vicino e viceversa prima di un lancio.

Intorno ad alcune Compagnie o Reggimenti della Brigata Folgore aleggia un vero e proprio sentimento di rispetto, di ammirazione, di mistero, ed al cospetto delle loro insegne, siano esse bandiere, vessilli o stemmi, lo stesso sentimento lo si prova per i paracadutisti che di essi si fregiano, perché comunque eredi di coloro che hanno contribuito con le proprie gesta nei campi di battaglia, con il sacrificio personale, con il duro addestramento, a rendere grande il nome del proprio gruppo di appartenenza e si è quindi attenti a mantenere intatta la considerazione per se stessi e per i propri commilitoni.

Lo stemma delle Colline Romane

È con questo spirito e nella tradizione Paracadutista che i Paracadutisti delle Colline Romane hanno adottato un proprio emblema, ed il criterio di scelta è stato di pochi punti fermi ma con un profondo significato, simboli che provengono da molto lontano ma proiettati verso un futuro a noi indefinito. Prima di tutto si è voluto scegliere un qualcosa che avesse poco in comune con quanto già esistente nell’ambiente; abbiamo visto che non manca l’opportunità comunque di fregiarsi di ali, gladi, paracadute, ecc.; inoltre, lo stemma doveva essere graficamente semplice, tutto ciò per una rapida identificazione ed attribuzione inequivocabile ai Paracadutisti delle Colline Romane.
Al centro uno scudo, un elemento che i soldati in un passato remoto usavano quale arma in battaglia tanto quanto il gladio. Lo scudo è colorato da tre bande trasversali nell’ordine nero, bianco e rosso, con al centro una folgore stilizzata dalla forma sicuramente diversa da quanto già conosciuto nella simbologia corrente nel mondo dei paracadutisti, ma che richiama comunque il simbolo principe dal quale prende il nome la Brigata Paracadutisti. L’utilizzo di una folgore stilizzata vuole essere un disegno moderno, anzi più che moderno, vuole essere proiettata verso il futuro, quindi simbolicamente si denota già una grande ambizione, anche se in realtà è una folgore che ha origini antiche, essa era utilizzata in epoca imperiale da una Legione Romana, la Legio XII Fulminata costituita da Gaio Giulio Cesare nel 58 a.C. che aveva come emblema proprio un fulmine.

Nel 66 d.C. durante la prima guerra giudaica, la Legio XII, durante un’imboscata subì il grande disonore di perdere le proprie aquile, malgrado ciò, la legione si risollevò combattendo bene l’ultima parte della guerra e sostenendo con successo la candidatura del proprio comandante Tito Flavio Vespasiano al titolo di Imperatore. Successivamente nel 175 d.C., sotto l’imperatore Marco Aurelio, la Legio XII Fulminata venne premiata ricevendo il titolo onorifico CERTA COSTANS, “SEMPRE AFFIDABILE”.

Intorno allo scudo del nostro emblema è posta la scritta “Paracadutisti Colline Romane” su uno sfondo verde militare, non dimentichiamo la nostra vocazione ne il fatto di appartenere ad una associazione d’arma, sia la folgore che le scritte sono bordate di giallo quasi che vogliano emanare luce.

Ma perché quello scudo con i colori nero, bianco e rosso?

L’utilizzo di quei colori ha origini ben più lontane e significati più profondi del fulmine utilizzato dalla Legio XII nel 58 a.C..
Proverò a spiegarlo con concetti semplici che ho tratto da letture approfondite che citerò, esse fanno riferimento ad una antica tradizione, la tradizione delle popolazioni dalla comune radice indoeuropea (indiani, persiani, greci, romani, germani, celti). La struttura fondamentale del pensiero religioso e sociale, delle popolazioni indoeuropee, consiste nella tripartizione funzionale in Sacerdoti, Guerrieri e Contadini. Sostiene Georges Dumèzil che secondo studi di linguistica e filologia comparata, sono emerse diverse corrispondenze all’interno del vocabolario delle antiche lingue indoeuropee: probabilmente è esistita una civiltà comune alle diverse popolazioni antecedente le migrazioni avvenute dall’India all’Irlanda.

La tripartizione funzionale della società indoeuropea è stata rappresentata dai nostri padri anche mediante il cromatismo bianco-rosso-nero, al bianco corrisponde la funzione del sacro a cui sono preposti i sacerdoti; al rosso la funzione della guerra relativa ai nobili guerrieri, a coloro che difendono la terra; al nero la funzione del lavoro, in special modo della terra, afferente alla base della società composta dai lavoratori e dai contadini. Si hanno così il bianco della spiritualità e della luce, il rosso del sangue versato sui campi di battaglia, il nero del suolo ubertoso fecondato dal sudore del lavoro. (P. Sizzi)

È interessante come tutti i popoli di origine indoeuropea dall’Irlanda all’India possano dirsi accomunati anche da questi cromatismi atavici che ritornano mirabilmente nell’antica Roma. I tre colori connotano peraltro le tre tribù primitive dei Ramnes (latini), dei Titienses (sabini), dei Luceres (etruschi); i sabini sono ricchi di armenti, gli etruschi sono specialisti nell’arte militare, Romolo è il semi-dio creatore dell’urbs.

Nella storia medievale i cavalieri, durante la fase di investitura, indossavano via via tre vesti di colore nero, bianco e rosso; dove per l’appunto il nero rappresenta la morte di sé (nigredo), il bianco la purificazione (albedo) e il rosso il sacrificio sul campo di battaglia per difendere il proprio Signore e la propria terra (rubedo).

NEROBIANCOROSSO
Agricoltori/ProduttoriSacerdotiGuerrieri
TerraLuceSangue
CorpoAnimaSpirito
NigredoAlbedoRubedo
Morte di séPurificazioneSacrificio
Titiens/Sabini/PastoriRamnes/Latini/SacerdotiLuceres/Etruschi/Guerrieri
FeconditàSovranitàForza

Successivamente alla Rivoluzione francese, l’Italia, divisa nei vari regni, iniziò a vivere l’esperienza delle prime forme di repubblica sulla scorta di quanto avvenuto in Francia.

La cosiddetta Prima Repubblica Romana comprendeva parte dei territori dello Stato Pontificio (Lazio, Umbria e Marche), essa fu proclamata il 15 febbraio 1798 ed ebbe termine il 30 settembre 1799. La propria bandiera è stata un tricolore a bande verticali nero bianco rosso.

L’utilizzo dei tre colori, come abbiamo visto è comune a popoli di origine e tradizione indoeuropea, capita che al posto del nero si possano trovare il verde o il blu scuro coi medesimi significati, o il giallo al posto del bianco (la luce nella spiritualità può essere rappresentata da entrambi). Possiamo vedere nelle varie bandiere utilizzate, una radice comune:

ROSSO-BIANCO-VERDE: Italia, Irlanda, Iran, Kurdistan, India, Tagikistan, Bulgaria, Ungheria.
ROSSO-BIANCO-BLU: Croazia, Rep. Ceca, Isole Fær Øer, Francia, Islanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Regno Unito.
ROSSO-GIALLO-BLU: Isole Åland, Andorra, Moldova, Romania, Armenia, Nagorno Karabakh.
ROSSO-GIALLO-VERDE: Lituania
ROSSO-GIALLO-NERO: Belgio, Germania

Simbologia colore Verde

Il Verde è il simbolo di un punto di incontro tra l’Oscurità ( BLU ) e la Luce ( GIALLO ).
Potremmo inoltre aggiungere che rappresenta:

Inoltre:

Il VERDE rappresenta la Forza, la Perseveranza, l’Equilibrio, la Sensibilità, la Costanza ad un comportamento caratterizzato dalla perseveranza. È il colore della Speranza di chi vuole crescere, affermarsi, comandare. Il verde è associato a Venere, Dea dell’amore e della fertilità. È anche il colore della Rabbia, della Putrefazione, del Veleno e dell’Invidia.
Nel corpo umano il Verde è segno di Morte, proprio per questo viene associato all’Immortalità ed alla Speranza. Per gli antichi Egizi era il colore di Osiride, Dio dell’Aldilà, divinità deceduta e poi rinata: nasceva, cresceva, si riproduceva, moriva, e rinasceva eternamente. Gli antichi Romani crearono il ” verde rame “; fu ripreso anche dai Monaci medievali per i “Manoscritti Miniati”. Il Verde fu anche il colore di rappresentanza della Borghesia.
È anche il colore dell’abito di Peter Pan, l’eterno bambino che “IMPARA A VOLARE”.

Il Tricolore Italiano è la bandiera del nostro popolo, rappresenta la nazione, le bandiere di guerra dei reparti dell’esercito Italiano sono rappresentate dal tricolore, chi ha servito l’Italia sotto le armi ha giurato fedeltà alla sua bandiera e la fedeltà non si esaurisce con la fine del servizio militare, per questo noi di fronte alla bandiera Italiana ci metteremo sempre sull’attenti e per essa saremo sempre pronti a sacrificarci.

La scelta dei colori da inserire nel logo è stata fatta in un momento storico ben preciso, c’è la necessità di riscoprire radici e valori comuni non solo a noi Italiani ma a tutti quei popoli che oggi sono sotto l’attacco di un terrorismo senza confine favorito anche da un esodo fuori controllo dove esiste il rischio concreto di essere sopraffatti in uno scontro tra civiltà. Per questo dobbiamo nutrire forte il desiderio di conservare le nostre tradizioni di popolo tra i popoli dalla comune radice, se non riesce più l’Europa dobbiamo sentire noi forte il dovere di tutelare i nostri confini morali, culturali, identitari che sono stati tramandati da millenni e mai come oggi destinati all’oblio.

Per una civiltà, sentire e soddisfare dei bisogni impellenti è una cosa; portarli alla chiarezza della coscienza e riflettere su essi, farne una struttura intellettuale e uno schema di pensiero è tutta un’altra. Nel mondo antico, solo gli indoeuropei hanno fatto questo cammino filosofico. Questo percorso non è stato fatto indipendentemente in ogni provincia indoeuropea dopo le varie migrazioni, ma è anteriore alla divisione, è avvenuto nella civiltà originaria” (G. Dumézil).

Il Labaro della Sezione

Per essere fedeli al motto della nostra Sezione, abbiamo dedicato la stessa a due caduti del prestigioso reparto d’Assalto IX Col Moschin, per onorare la loro memoria:

Il Labaro della Sezione portato dal 1° Mar. Ordinario Nicola ZARA, in servizio alla Cecchignola di Roma, proveniente da IX Reggimento d’Assalto COL MOSCHIN.
Foto scattata al Verano, organizzata dall’ANPd’I ROMA il 24 maggio 2026.

La Stele ETA DART

Nell’anno 2020, i membri del Nucleo Paracadutisti Colline Romane, divenuto poi ufficialmente Sezione nel mese di luglio dello stesso anno, realizzano il 18 ottobre 2020, la Stele ai Caduti in missioni di guerra e di pace ETA DART, realizzata da due blocchi di travertino del peso totale di 33 tonnellate, atti a rappresentare idealmente il peso del C-130, vettore maggiormente utilizzato dalle aviotruppe italiane.

Il Monumento ai Caduti ETA DART

L’inaugurazione del Monumento viene effettuata il 18 ottobre 2020, e sarà definita dal Gen. C.A. Inc. Marco BERTOLINI, Presidente dell’A.N.P.d’I. Nazionale, come la Festa della Brigata, che proprio nel 2020 non si è potuta tenere a causa delle restrizioni legate alla pandemia di Covid.

Leggi l’articolo sulla rivista ufficiale FOLGORE, anno 2020

Servizio RAI 2 sull’inaugurazione del Monumento ai Caduti
Servizio Mediaset sull’inaugurazione del Monumento ai Caduti